Sei un genitore e hai bisogno di aiuto ?
Centro NVR – Psicoterapia e Famiglie è il primo centro clinico italiano ad utilizzare il metodo della Resistenza Non Violenta (Non Violent Resistance) ideato dal Prof. Haim Omer.
Molti genitori si trovano ad affrontare situazioni stressanti con i figli, di fronte alle quali si sentono impotenti e gli interventi abituali sembrano non efficaci.
Nei bambini e negli adolescenti, aggressività e oppositività, ansia, ritiro sociale, abuso digitale, ideazioni suicidarie, e comportamenti autolesionisti,
richiedono nuove risposte degli adulti.
Attraverso l’utilizzo del metodo NVR, il nostro Centro orienta e sostiene i genitori nello sviluppo di nuove strategie per affrontare tali difficoltà. La nostra équipe di psicologi e psicoterapeuti da anni si occupa di presa in carico di minori e famiglie.
Nel nostro percorso di psicoterapeuti ci troviamo ad affrontare, in misura sempre più frequente, situazioni in cui i genitori si trovano impotenti di fronte a violenza e comportamenti oppositivi dei figli:
• Il ragazzo spintona la mamma dopo un rifiuto;
• Un tredicenne scaglia un computer contro la porta;
• Un bambino insulta ed umilia ripetutamente la sorella;
• Un ragazzo scaglia un pugno al padre che voleva impedirgli di uscire;
• Un’adolescente esce di casa senza rispettare gli orari stabiliti, omettendo di raccontare dove si sia recata e con chi.
Situazioni come queste necessitano di una risposta immediata e risolutiva: il rischio è infatti quello di una lotta genitori figli, in grado di innescare un’escalation di risposte conflittuali e conseguenti atti aggressivi.
In che modo garantire la propria presenza senza alimentare situazioni esplosive o cadere in comportamenti che acutizzino le reazioni dei propri figli?
Come evitare una resa incondizionata davanti ai loro atti violenti?
La nostra esperienza come psicoterapeuti ci porta ad affermare che, quando un figlio è ansioso, tutto l’ambiente familiare ne viene influenzato.
I genitori, assumendo un atteggiamento accomodante, oltre ad avere effetto solo nel breve periodo, parteciperanno attivamente all’ansia.
Questo genere di risposta porta il bambino a dipendere costantemente dalla figura genitoriale, rendendolo incapace di regolare l’ansia e favorendone il mantenimento dei sintomi.
Questi sono solo alcuni dei casi che meritano di essere osservati:
- Un bimbo di dieci anni si rifiuta di dormire da solo nel suo letto, pretendendo la presenza di uno dei genitori;
- Una ragazza soffre di attacchi d’ansia e trascorre gran parte del suo tempo, pasti compresi, chiusa in stanza;
- Un adolescente impiega quasi due ore per preparare il materiale scolastico, coinvolgendo ogni sera tutta la famiglia;
- Un ragazzo si rifiuta di andare a dormire dai suoi amici, costringendo ogni volta, i suoi genitori, a giustificarlo;
- Una ragazza finge sempre di avere dolori muscolari per evitare di partecipare alle partite di calcio più importanti della sua squadra.
In che modo possiamo dunque supportare un figlio senza sostituirci a lui? Quali sono le alternative ai comportamenti iperprotettivi?
Smartphone, tablet e computer rappresentano oggi lo strumento di apprendimento, comunicazione ed intrattenimento preferito da bambini e ragazzi. Il loro abuso viene ricondotto essenzialmente a due problematiche: uso eccessivo dei device e relativa esposizione del minore a contenuti e situazioni pericolose.
I genitori, avendo spesso poca familiarità con l’utilizzo di queste tecnologie, necessitano di un aiuto per intervenire in casi come questi:
• La bambina, dopo quattro ore al giorno di gioco, si dispera ogni volta che i genitori provano a toglierle il tablet;
• Il ragazzo trascorre interi pomeriggi a giocare online, rompendo controller od oggetti a lui vicini in caso di perdita;
• Un adolescente rimane sveglio tutta la notte davanti al telefono o al pc, non presentandosi a scuola il giorno dopo oppure dormendo in aula;
• Una preadolescente pubblica foto personali all’insaputa dei genitori e viene contattata da sconosciuti;
• Un adolescente si isola dal resto della famiglia trascorrendo dieci ore al giorno sullo smartphone.
In che modo possiamo controllare i figli in rete, senza violare il loro bisogno di privacy? Possiamo porre dei limiti all’utilizzo della tecnologia evitando conflitti o comportamenti aggressivi?

